“Sono nata con meno, ma vivo con tutto il cuore. Il mio sorriso è la mia rivoluzione.”
-Cipollina-
Mi chiamo Vincenzina Malcotti, ma quasi nessuno mi chiama così. Per tutti sono Cipollina. Un soprannome che porto nel cuore fin da bambina, un piccolo vezzo diventato identità. Cipollina è il mio modo di dire al mondo che anche ciò che sembra fragile può avere un sapore deciso, anche ciò che nasce in sordina può farsi ricordare.
Sono nata in un piccolo paese del Sud, senza una gamba, a causa di un farmaco che si chiamava Talidomide. Un nome che ho imparato presto a conoscere, a maledire e infine ad accettare. Era destinato a placare le nausee delle mamme in attesa, ma ha portato con sé una lunga scia di dolore. Io sono una di quelle bambine. Una tra tante, ma unica come tutte.
Abbandonata in ospedale subito dopo la nascita, ho trascorso i miei primi anni tra reparti, stanze bianche, odore di disinfettante e voci gentili ma sempre nuove. Eppure ero una bambina solare. Nonostante tutto, ridevo. Giocavo. Ero io a consolare gli altri, a dire che andava tutto bene, anche quando il mondo sembrava raccontare un’altra storia.
A cinque anni sono stata adottata. Iniziava la mia vita in famiglia. Non è stato semplice. Siamo mondi diversi uniti da una stessa ferita: l’abbandono. Ma nella diversità abbiamo trovato un senso, un equilibrio tutto nostro. Ho imparato che non servono legami di sangue per amare, e che a volte l’amore arriva travestito da sfida.
Ho lottato per quasi dieci anni per vedere riconosciuta la mia storia, per ottenere giustizia, per dire che sì, anche io sono una figlia della Talidomide. Ma la legge è stata cieca e severa. Ho perso. Eppure, non ho mai perso me stessa.
Il mio motto?
“Non mollare mai”.
E soprattutto: vivere il qui e ora.
La vita è troppo breve per i rimpianti, troppo preziosa per i rimorsi.
Per questo ho sempre scelto di agire piuttosto che restare ferma a pensare. Impulsiva? Sì, probabilmente.
Ma è proprio quella mia irruenza a spingermi oltre, a portarmi a fare le valigie e partire da sola, ad attraversare il mondo, ad assaporare culture, incontri, vite.
La mia indipendenza non è un traguardo: è la mia essenza.
Oggi vivo da sola, ma mai veramente sola. Con me c’è Rughetta, il mio gatto meraviglioso. È la mia famiglia. Le mie radici mobili. I miei piccoli, silenziosi maestri di tenerezza.
Amo lo sport. Il tennis, il calcio. La Roma è il mio cuore che batte forte dentro uno stadio pieno, ogni volta che scendo i gradoni e sento l’odore dell’erba e la voce dei tifosi. E poi, c’è la mia passione per Thun: non solo per la delicatezza dei suoi oggetti, ma per la storia che racchiudono. La storia che mi parla di casa, di sogni, di cura. Colleziono emozioni, più che ceramiche.
Sono l’ideatrice e la Presidente di questa Associazione. Un sogno nato da un dolore antico, ma cresciuto con la luce della speranza. Non ho mai voluto pietà. Ho voluto rispetto, ascolto, possibilità. Ho desiderato lasciare un segno, anche piccolo, ma luminoso. Un segno che dica: “La gioia di vivere non dipende dall’assenza di difficoltà, ma dal coraggio di sorridere comunque.”
Cipollina è questo: un nome gentile che racconta una storia forte. La mia.
Seguitemi e la scoprirete, giorno dopo giorno.
“Nata due volte”
Credo che ognuno di noi abbia almeno due vite: quella che ci è stata data e quella che decidiamo di costruirci, con fatica, amore e coraggio.
Il cortometraggio “Nata due volte” nasce da questo pensiero. L’ho voluto, l’ho finanziato personalmente, e l’ho sostenuto con tutta me stessa, perché raccontasse qualcosa che troppo spesso resta invisibile: la forza di chi, pur partendo da uno svantaggio, riesce a trasformare la sua ferita in luce.
Questo progetto non parla solo di me. Parla di chi si è sentito spezzato, dimenticato, messo da parte. Parla di resilienza, di rinascita, di dignità.
Volevo creare qualcosa che potesse restare, che potesse parlare a chi oggi si sente solo o senza via d’uscita. Un piccolo film, un grande messaggio:
“Non sei solo. Anche dalle crepe più profonde può nascere qualcosa di meraviglioso.”
“Nata due volte” è la mia storia, sì, ma anche quella di tanti. È un inno alla seconda possibilità, a quella parte di noi che rinasce ogni volta che scegliamo di andare avanti, di credere ancora, di sorridere ancora.
L’ho fatto con il cuore. Per me. Per voi. Per chiunque abbia bisogno di vedere che la speranza non è mai fuori portata.
“Essere nati svantaggiati non significa essere nati sconfitti. La vera vittoria è scegliere ogni giorno di rinascere.”
Guarda il cortometraggio qui: Nata due volte
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